da fuori spesso sembra sensato, coerente, fino (e ti chiedi come fare a entrare). da dentro, spesso appare improvvisato, aleatorio, grosso (e ti chiedi dov’è il trucco). ad accomunare il dentro e il fuori – l’ambire e l’essere – è il doverci credere. e io, noncredenteci, (se entro è per la sfida, se sto fuori non è per scelta) abito soglie di dubbio: che so: avvolto di tenebre. che tutto sia più casuale di quel che vorremmo e, simmetricamente compenetrato, più determinato di quello che possiamo capire. resta la pioggia sui vetri, dietro le tende, e il grigio monotono di un inverno impalcato di disciplina.