in questa mattina di gennaio in cui digito, a schermo, senza motivazione, coesistono vento e una leggera nebbia. (nemmeno prendere questo apparente contraddirsi di fenomeni atmosferici come sintomo dell’emergenza climatica che già ha sconvolto queste terre: solo prenderne atto). osservo molto, soprattutto ciò su cui non posso nulla: l’umano e il suo de-cadere. su quel… Continua a leggere #31. (fuori fuoco)
#30. (ora anche in frammenti sonori)
a cercare vie di fuga dal linguaggio -> ((
#29. (tre anni)
accettare questo rilasciarsi della stanchezza, tra gli episodi di californication, compulsivamente, e le pagine digitali dei fratelli karamazov, tra spese imprecise, umorali al negozio bio dai prezzi che salgono come in un’asta, guardando la piccola pioggia il suo rumore, in quest’ottobre disastrato da troppo calore. l’adrenalina che si ritrae dallo scorrere senza lasciare soddisfazione per… Continua a leggere #29. (tre anni)
#28. (acustiche ballardiane)
pensieri come rumori. impermanenti. inappartenenti: come all’orecchio così al cervello: separati (e, “amico, tutto ciò che separa è santo”). il rumore di un’auto che passa troppo veloce per queste strade strette, il pensiero che il mio fragile fare sia casuale, senza senso: né l’uno né l’altro sono (parte di) me. i miei timpani non trattengono… Continua a leggere #28. (acustiche ballardiane)
#27. (albe di insonnie frenetiche)
si scrive sempre nel buio, ma la mia testa è una città in fiamme. luce, bellezza, forza del possibile. distruzione, temperature insopportabili, fumo. la scrittura si gioca in questo spazio che, grazie al fuoco, disegna un no sé che es donde in continua mutazione. ossessioni. ossessioni e vuoti. (come costruisce un albero la sua resistenza… Continua a leggere #27. (albe di insonnie frenetiche)
#26. (ζωη > βιος)
lo scricchiolare dei pensieri, come sotto colpi di vento, sinuosi e secchi, contro impalcature incerte di significati. insonne. frammenti di riposo, brandelli di sogno, ronzio fastidioso di zanzare e pizzicore, il berciare ubriaco dalla strada, tutto mescola sotto pelle, lieve superficie di cranio e capelli spettinati, questo inquietare del sentire. molecole di nervosismi epidermici che… Continua a leggere #26. (ζωη > βιος)
#25. (di domande in forma di fuga)
della materialità concreta delle parole, del loro agire, del loro poter agire. di messaggi scritti su questo piccolo schermo che cercano futuri. di presenti fatti invece di spazi nuovi abitati per poco, in cui passare come l’acqua, prendere la forma del luogo che ospita e scivolare via, lasciando forse gocce appena percettibili: in una frase… Continua a leggere #25. (di domande in forma di fuga)
#24. (una diretta radio fino alla fine del mondo)
il dolore dei passi. degli sguardi. della voglia che non c’è. per disciplina tenersi dritti quando l’unica cosa che si vorrebbe è piegarsi, lasciarsi andare, perdersi. le lettere retroilluminate di questa tastiera, una notte d’estate nel luogo in cui sono nato e che mi fa estraneo ogni volta di più, nel dolore. che sì, l’unica… Continua a leggere #24. (una diretta radio fino alla fine del mondo)
#23. (delle soglie che abito)
le mie notti, nelle ultime settimane, sembrano un susseguirsi di istanti ipnagogici che si dilatano nel tempo buio della camera, delle ore indefinite che dovrebbero portarmi al mattino – e mi ci portano, anche se mi fanno dubitare fino all’ultimo di arrivarci, mentre sono immerso nella silenziosa oscurità di un primo piano, di poco scostato… Continua a leggere #23. (delle soglie che abito)
#22. (pensieri ipotetici per testare i limiti)
se i pensieri potessero prendere fuoco e avessero il coraggio di incendiare mondi se dormire riuscisse a calmare il vento e l’insonnia non ci tenesse sempre svegli se parlassimo usando solo numeri e questo linguaggio toccasse davvero il ‘reale’ se capissimo attraverso la pelle e ritrovassimo i corpi oltre gli schermi… Continua a leggere #22. (pensieri ipotetici per testare i limiti)